50 grandi idee arte by Susie Hodge

By Susie Hodge

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La foresta degli amori perduti

Nel mondo di Mary ci sono delle semplici verità e un bellissimo ricordo. los angeles Congregazione delle Sorelle sa sempre cos’è meglio, i Guardiani proteggono e servono, e il racconto della madre, persa nella Foresta, sul colore e l’odore dell’oceano è sempre nella sua mente. E bisogna sempre sorvegliare il recinto che circonda il villaggio, che lo protegge dalla Foresta e da coloro che los angeles abitano, gli Sconsacrati.

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Non è chiaro che cosa significhi esattamente “partecipare”: probabilmente prendere parte a qualcosa, o avere in sé una parte di qualcosa, o avere qualcosa in comune con qualcosa. Ma è chiaro che le cose sensibili hanno certi caratteri perché, in un certo senso, li ricevono, o ne ricevono una parte, dalle Idee, le quali li possiedono in grado perfetto e dunque superiore. La differenza, tuttavia, che si stabilisce in virtù della partecipazione, è una differenza di grado, non di qualità: per esempio ciò che distingue il bello stesso dalle cose belle percepibili con i sensi, è il grado di bellezza, che nel primo è massimo e nelle seconde è inferiore, non una qualità diversa dalla bellezza.

Io non sono persuaso da questa interpretazione, che mi sembra per un verso riportare Aristotele sulle posizioni di Platone, facendo del primo motore immobile una specie di Idea dell’essere, o Essere stesso, e per un altro verso fare di Aristotele un precursore del neoplatonismo, per il quale il primo ontologico coincide col primo logico. Per essere infatti la condizione dell’intelligibilità di tutti gli altri enti, il primo motore immobile dovrebbe essere l’ente più intelligibile di tutti. Ora, in base alla nota distinzione aristotelica tra cose più note e più chiare, cioè più intelligibili, per noi e cose più note e più chiare per natura, si può dire che le cause prime, e quindi anche i motori immobili, sono le più chiare, cioè le più intelligibili, per natura, ma non per noi61.

Come si vede, qui Gorgia ignora, o deliberatamente trascura, il carattere semantico delle parole, cioè la loro capacità di significare cose diverse da sé stesse. Questo lo induce a fare del linguaggio, anzi del discorso (logos), una realtà per così dire chiusa in sé stessa, che non allude ad altro, e ha pertanto un valore assoluto, come si desume dalla famosa affermazione contenuta nell’Encomio di Elena, secondo la quale Elena di Troia non fu colpevole dell’abbandono del marito, perché fu sedotta dal discorso di Paride, e “il discorso è un grande signore (dunastês mega), che con un corpo piccolissimo e invisibilissimo riesce a compiere cose divinissime”15.

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